Riflessioni Varie, Scrittura

Scrittura, Intrattenimento e Salute Mentale

La magia è tornata.

Fino a qualche mese fa ero bloccata, incastrata, non riuscivo ad avere idee, non riuscivo a scrivere frasi che non mi facessero storcere il naso e dondolare in un angolo.

Poi ho ripreso in mano un vecchio scritto e ho iniziato a lavorarci. Espandere, aggiungere nuove parti, scrivere scene che sapevo non avrei mai avuto il coraggio di rendere pubbliche, cancellarne altre altrettanto imbarazzanti… e mi sono trovata nel mezzo del ri-editing della saga dei Custodi.

All’inizio è stato il solito noioso lavoro del sistemare frasi, controllare incongruenze / plausibilità di cose che avevo scritto, chiedersi ma perché questo personaggio fa dice questa cosa insensata?

E pian piano tutto ha cliccato. In realtà è una cosa che mi aveva già cliccato da un po’, ma più procedo e più diventa evidente.

Il punto in cui smetti di scrivere col pilota automatico, usando modelli – cliché – scene prese da altre fonti di intrattenimento, e inizi a scrivere quello che vuoi scrivere, come lo vuoi scrivere, come se i personaggi esistessero nel loro mondo e non agissero come fotocopie di cose viste da qualche parte.

Il momento in cui prendi le redini e dici, questa è la MIA storia, questo è il MIO messaggio e sostanzialmente, il messaggio che mi è arrivato da tante altre fonti non è quello che voglio esprimere.

Negli anni mi sono confrontata con altri scrittori, lettori ecc. ognuno con la sua idea di come dovrebbe essere un buono scritto, ognuno con le sue regole, con le sue opinioni, con i suoi modelli prefabbricati.

Devi seguire questo schema, questi trope, i personaggi devono essere così e così, e… no. Se devo scrivere le stesse cose già scritte e riprodotte mille volte, che senso ha scrivere? Ci sono già milioni di altri fantasy fatti molto meglio del mio, perché dovrei perdere tempo a conformarmi?

E lì è il momento in cui mi sono resa conto che la cosa migliore da fare era dimenticare tutto e ricominciare da capo. Be’, non proprio da capo, ma dare una bella rispolverata. Lasciar perdere quello che “va di moda” e concentrarmi su quello che ho da dire.

Il che è una linea sottile su cui camminare, perché non vorrei mai scivolare nella propaganda o nel moralismo come capita a molti libri. L’ultima cosa che voglio è vedermi affibbiata un’etichetta politica o ideologica. E onestamente, ogni volta che un autore autoproclama il suo libro come X o Y in relazione a qualche corrente moderna io tendo sempre a tenermi alla larga.

(E già che ci siamo… per favore, possiamo trovare modi alternativi all’usare personaggi di fantasia a supporto delle proprie ideologie? Non interessa a nessuno cosa ha detto Voldemort in relazione all’attuale situazione sociopolitica planetaria. Voldemort non esiste, è frutto dell’immaginazione dell’autrice, non è un buon esempio per validare qualsiasi teoria. Mi spiego meglio, perché sembra che il concetto sia difficile da assimilare. Mettiamo che X ha alzato il prezzo delle banane. “Anche Voldemort ha alzato il prezzo delle banane quindi X ha sbagliato/è il male incarnato!” non è un’argomentazione accettabile).

Ci sono libri con messaggi politici/filosofici che sono interessanti e utili da leggere, ma la maggior parte di quelli che cercano di infilare sottotesti di questo tipo nei loro fantasy finiscono per creare assurde forzature in contesti anacronistici e rendere il tutto poco credibile quando non proprio assurdo.

(Quante volte abbiamo visto ragazzine ossute andare in guerra e falciare nemici a colpi di spada, con la forza che avrebbe solo una montagna di muscoli? Questa  è una delle cose che sto cercando di evitare da qui in poi – voglio che i personaggi siano persone, non icone di un qualcosa di irrealistico – Anche alcune delle mie donne combattono, ma nel range del plausibile, diciamo – a meno che non ci sia la magia che dà una mano :P).

Detto questo. Sono tornata indietro e ho iniziato a rimettere mano alla storia, in particolare del secondo libro, e ho riorganizzato i capitoli, aggiunto e tagliato scene, risistemato gli eventi e lavorato su tutto quello che è il sistema magico che sostiene il mio mondo. Ho un foglio di excel pieno di schede in cui ho annotato tutti i dati salienti su personaggi, geografia, magia, cosmogonia e fissato ben chiare le regole da non infrangere per dare un senso a tutto quanto.

Lo so che c’è chi si lamenterà perché ci sono troppe regole e spiegoni (anche se ho cercato di renderli più digeribili) e abbiamo priorità diverse. Per me le regole magiche sono divertenti, per altri sono noiose e preferiscono i combattimenti e le guerre che io invece ho lasciato sullo sfondo e ad alcuni danno fastidio le storie d’amore troppo “tradizionali” o cose simili… insomma non si può accontentare tutti, e il mondo è pieno di libri che contengono esattamente le cose che uno cerca e non trova nel mio, perché alla fine ha più senso differenziare.

Eppure il mio libro non è per niente “originale” nel senso canonico del termine, perché prende spunto dalla mitologia antica, da quel qualcosa che l’umanità si tramanda dall’alba dei tempi e alla fine lo scopo ultimo è cogliere quello spirito e creare una storia che sia riconoscibile, che parli alla nostra natura più profonda e universale. O forse è solo un tipo di storie che mi piacciono e mi diverte scrivere.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Tornando al titolo del post, veniamo al punto fondamentale: la sanità mentale. Quella cosa che sembra essere sempre più inafferrabile più il mondo contemporaneo va avanti e si stravolge.

La mia ad esempio ha iniziato a ristabilirsi dopo che ho staccato la spina. Non solo dai social ma anche dall’intrattenimento in generale. Film, serie TV, libri… non so come è successo, ma a un certo punto ho perso interesse per tutto quanto, non mi veniva più voglia di sedermi per ore a consumare passivamente intrattenimento (spesso deludente o fuori sintonia con il mio modo di pensare), e tenermi lontana da tutto questo mi ha portato una sorprendente calma. Niente più TV e di colpo ero più rilassata e più concentrata sul mondo reale. Niente più social e improvvisamente non ero più nervosa e irritabile. Niente più mal di stomaco, ansia, malumore… certo anche altri fattori hanno contribuito, ma diciamo che in generale prendermi una pausa da questo sovraccarico di informazioni mi ha fatto bene.

Ora li assumo solo a piccole dosi, giusto una volta ogni tanto. Anche se continuo a frequentare Internet quotidianamente, in particolare Youtube, ma preferisco la non-fiction, i video informativi o anche solo di svago sono meno impegnativi da digerire, e mi danno la chiarezza mentale necessaria per tornare a pensare alle mie storie.

Non so se sono solo io, ma credo ci siano vari studi sull’argomento, e penso che il nostro cervello “umano” non sia fatto per l’eccesso di informazione, connessione, esposizione, stimolazione che Internet ha generato, e quindi a volte capita che faccia corto circuito lasciandoci confusi e infelici.

Per questo il mio consiglio a chi si trova in una situazione simile alla mia è prima di tutto rallentare, fare una pausa, ritrovare un ritmo più tranquillo.

Lo so che la conoscenza è importante, che sperimentare e confrontarsi fanno parte dell’apprendimento, ma non dimentichiamo di prendere tutto con un fondo di raziocinio. I libri sono belli, i libri sono importanti, i libri ci rendono più intelligenti, ma i libri sono anche pieni di bugie (a volte). E ci condizionano in modi che non credevamo possibili. Ci condizionano su cose di cui magari non ci rendiamo conto o di cui ci accorgiamo solo a distanza di tempo. I libri ci cambiano la vita, e vanno trattati con la dovuta cautela.

Quindi se vi sentite incastrati o bloccati, o qualcosa non vi sembra giusto nella vostra vita, provate a spegnere la TV, il computer, il telefono, liberarvi delle pressioni del “devo consumare” e provate a stare un po’ da soli con la vostra mente e le persone che sentite più vicine. Chissà che non iniziate a vedere tutto sotto una nuova luce.

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