Riflessioni Varie, Scrittura

Quanto Lungo Deve Essere un Libro?

Che siate alle prime armi o che abbiate già scritto da parecchio tempo, prima o poi questa domanda torna sempre.

Quanto dev’essere lungo un libro?

La risposta più semplice è “quanto basta”. Ma per arrivare a questa risposta ci vogliono anni di pratica, tentativi, errori e riscritture.

Non pensavate di imparare a scrivere in una settimana, vero?

Partiamo dando un po’ di numeri.

La prima cosa da fare è sapere come calcolare la lunghezza di un testo.

Ci sono tre modi: il numero di caratteri, il numero di parole e il numero di pagine.

Il numero di pagine è il conteggio meno accurato perché a seconda di come decidete di impaginare, sia le dimensioni del foglio che la grandezza del carattere, il numero di pagine finale può variare enormemente, quindi non lo prenderò in particolare considerazione.

Parliamo invece in termini editoriali.

I caratteri sono molto usati in ambito italiano perché di base si usa come misura la “cartella editoriale” che corrisponde circa a una pagina dattiloscritta di 60 battute per 30 righe, ossia 1800 caratteri (spazi inclusi).

Quindi, secondo questo calcolo, 200 cartelle corrisponderebbero a 260.000 caratteri.

Vedere quanti caratteri è lungo il vostro manoscritto da un elaboratore di testo è piuttosto semplice. In Word ad esempio potete cliccare a fondo pagina dove dice “Parole:” e avrete un resoconto completo, che avrà più o meno questo aspetto:

Nel caso dei caratteri quindi la voce che vi interessa verificare è Caratteri (spazi inclusi).

In ambiente internazione invece si usa più spesso il conteggio delle parole, e alla fine ho notato che mi trovo meglio con quello, forse perché i numeri sono più facili da ricordare o forse solo per abitudine, comunque sia, il conteggio parole è letteralmente un contare quante parole ci sono nel testo o in una pagina.

Nell’ambiente anglosassone ho visto usare come standard di pagina 250 parole, ma nella pratica ho notato che una cartella editoriale delle nostre conta circa 300 parole, quindi tenetelo presente quando volete avere un’idea approssimativa di quante pagine compongono il vostro manoscritto.

Di norma un romanzo di lunghezza “standard” si aggira sulle 80.000 parole, ossia circa 260 pagine stampate.

Più nello specifico, ecco alcuni numeri di riferimento usati in ambito editoriale per identificare vari tipi di testo:

Racconto = 3.500 – 7.500 parole

Novelette = 7.500 – 17.000 parole

Novella = 17.000 – 40.000 parole

Romanzo = dalle 40.000 parole in su

Come dicevo prima, la lunghezza media per un romanzo vero e proprio è un po’ più alta, diciamo che si aggira tra le 75.000 e le 100.000 parole, ma molto dipende dal genere. Ad esempio il Fantasy può arrivare anche a 120.000.

Ma questi riferimenti sono esclusivamente editoriali. Molte cose cambiano quando ci si confronta con i lettori direttamente, soprattutto se siete autori indipendenti.

Da qui in poi inizia la parte puramente soggettiva, basata sulle mie esperienze e su quello che ho notato vagando nel sottobosco della scrittura.

Sono stata per un lungo periodo a contatto con la micro editoria nostrana, e ho assimilato alcune cose e alcuni modi di operare che poi si sono rivelati poco efficaci nel momento in cui si iniziava ad ascoltare quello che i lettori volevano davvero, e forse è uno dei motivi per cui certe cose hanno meno successo di altre. E parlo proprio in termini di lunghezza.

Quando scrivi le prime cose e inizi a inviarle a editori minori o vai alla ricerca di agenti letterari e via dicendo, il primo ostacolo che ti trovi davanti è il limite di caratteri.

Sembra che siano in molti a chiedere libri brevi o novelle, e sembra anche che il motivo principale sia che libri più brevi costano meno. Sia in termini di pagine stampate che in termini di editing ecc.

E per molto tempo anche io ho scritto parecchie cose brevi. Non solo per quello, ma anche perché sono sempre stata sbrigativa di mio, e scrivere cose corte mi veniva più naturale.

Ma quando poi sono andata a confrontarmi con chi leggeva ho capito che quello che vuole chi vende i libri è quello che vuole chi compra i libri… sono due cose abbastanza diverse.

I lettori vogliono libri lunghi. Vogliono storie che ti tengono compagnia per più di una mezza giornata. Con un inizio e una fine e un sacco di cose che succedono nel mezzo.

Vogliono avere il tempo di entrare nel mondo che hai creato, vogliono conoscere i personaggi con calma e affezionarsi a loro, vogliono avere il tempo di gustarsi le vicende senza che tutto succeda e si esaurisca prima ancora di entrare nel vivo.

E soprattutto, vogliono storie che coinvolgono, che hanno un senso, uno scopo, uno sviluppo e una fine che sia una fine. Che sia soddisfacente, nel bene o nel male.

E di norma, per fare tutto questo in modo apprezzabile, ci vuole tempo, ci vuole pratica e ci vogliono tante parole.

Certo, si può scrivere un racconto o una novella di tanto in tanto, ma difficilmente i lettori si accontenteranno. Sono cose che vanno bene magari da mettere gratis per dare un assaggio di quel che si scrive, ma alla fine della storia i libri che piacciono di più devono avere una certa consistenza.

Questo non vuol dire che non ci sia chi apprezza invece le storie brevi. Io sono sempre stata una fan dei racconti, in particolare quelli horror, che secondo me si prestano molto bene a un tipo di scrittura più stringato, e li ho sempre letti volentieri, ma se devo comprare un libro anche io storco il naso se mi trovo in mano solo un raccontino di 20 pagine. Piuttosto mi compro un’antologia di racconti che alla fin fine ha la lunghezza di un romanzo completo.

E appunto, in base alle mie esperienze, ho notato che anche gli altri lettori la pensano così. Chi investe denaro in qualcosa vuole ottenere il massimo profitto per il minimo sforzo (per parafrasare).

Ed è inutile storcere il naso e tirare fuori il solito discorso della letteratura che non deve essere inquinata da questioni commerciali, perché con i tempi che corrono, scrivere sta diventando sempre di più un “vero lavoro” con cui si può provare a campare, in mancanza di alternative.

Il mito dell’artista che fa la fame spero sia ormai superato. Se qualcuno sa fare bene una cosa perché non dovrebbe guadagnarci? Letteralmente, si vive del proprio lavoro. Scrivere è un lavoro, perché richiede studio, tempo e fatica come ogni altra attività intellettuale. E credo sia normale andare incontro alla domanda di chi fruisce della nostra offerta.

Ma non divaghiamo troppo in altri ambiti. Dicevamo. Lunghezza.

Quanto deve essere lungo un romanzo allora?

Ho già dato qualche numero sopra, ma ribadisco di nuovo quello che ho detto all’inizio.

Deve essere lungo quanto basta per scrivere la parola FINE.

Le serie sono molto popolari proprio perché danno il tempo alla gente di affezionarsi e di sentirsi parte della storia. Quindi se avete una storia molto lunga (perché comunque c’è un limite anche a quello, se vi trovate 1000 pagine tra le mani magari è il momento di fare una pausa o tagliare qualcosa o dividere la storia in più parti), non temete di farne una serie. Ma tenete presente una cosa, che secondo me è importante: fate che ogni episodio sia autoconclusivo. Nel senso che chiuda un arco. Potete poi lasciare altre storie aperte e “lacci slacciati”, ma date almeno un minimo senso di chiusura alla fine di ogni libro. Un conflitto che viene presentato all’inizio deve in qualche modo risolversi quando arrivate alla fine. Poi c’è sempre il tempo per nuove avventure, ma non lasciate i lettori insoddisfatti, non avete niente da guadagnarci nel fare i furbi.

Non basta prendere un libro lungo e tagliarlo a metà così a caso, deve essere una cosa ragionata e pianificata, è per chi legge ma anche per il vostro bene. Imparate dai vostri errori, date retta alle critiche e cercate di capire quelle che hanno senso e che possono aiutarvi a migliorare. Non arroccatevi troppo sulle vostre posizioni, cercate semplicemente di capire cosa va e cosa non va.

Facendo si sbaglia e sbagliando si impara. Le parole chiave sono “fare” e “imparare”.

Per riassumere, consiglio del giorno:

Se dovete tagliare tagliate, ma non spaventatevi se scrivete tanto. Alla gente piace leggere.

L’importante è non allungare il brodo di proposito. Seguite la storia e quello che vi chiede.

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